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chi siamo - il contesto e il progetto

L’epatocarcinoma (Hepatocellular carcinoma - HCC) è 1 dei 5 tumori maligni più diffusi al mondo e la terza più frequente causa di morte cancro-correlata, con 500.000 morti al mondo ogni anno. Nonostante sia più diffuso nell’Est asiatico, l’incidenza dell’HCC è in aumento nei paesi occidentali. La resezione epatica è la prima opzione terapeutica ed è riconosciuta come un trattamento sicuro, con un provato impatto sulla prognosi e una bassa mortalità peri-operatoria, grazie ai progressi nelle tecniche chirurgiche e nella gestione perioperatoria del paziente. Nonostante ciò, la chirurgia è indicata solo in circa il 20-30% dei pazienti con HCC, poiché la maggior parte di essi hanno una scarsa riserva epatica funzionante, a causa dell’epatopatia cronica sottostante e della distribuzione multifocale dell’HCC.

 

Inoltre, sebbene la resezione epatica sia considerata uno dei trattamenti curativi, il tasso di recidiva dell’HCC dopo chirurgia è piuttosto alto, stimabile intorno al 50% approssimativamente durante i primi 3 anni e a più del 70% durante i 5 anni successivi, perciò i risultati a lungo termine dopo tale trattamento risultano insoddisfacenti. In questo scenario, il ruolo del trapianto epatico è risultato predominante negli ultimi anni, poiché riduce il rischio di recidiva e permette di risolvere anche la cirrosi epatica associata all’HCC, che rappresenta uno dei fattori predominanti per la recidiva. D’altro canto, la scarsa disponibilità di organi è sempre stata uno stimolo alla diffusione della resezione epatica, non solo limitatamente alle indicazioni stabilite dall’algoritmo BCLC (linee guida sviluppate da EASL e AASLD), ma anche in pazienti non eleggibili ad un trattamento curativo come la resezione epatica.

 

Nonostante il trattamento chirurgico, negli ultimi anni, sia stato sempre più adottato anche in pazienti che esulavano dai criteri delle linee guida, con risultati soddisfacenti in termini di mortalità, morbidità e risultati oncologici a breve termine, i limiti di questo approccio rimangono la sopravvivenza a lungo termine libera da malattia.

 

Sebbene il quadro clinico e radiologico sembrano in grado di predire la prognosi di un HCC resecato, la patofisiologia alle basi della recidiva non è ancora chiara. Attualmente, i dati suggeriscono due possibilità di presentazione della recidiva: metastasi intra-epatica (intrahepatic metastatization - IM) ed HCC multicentrico de novo (multicentric occurrence - MO), ipotesi sostenuta dalla evidenza dello stato precanceroso del parenchima epatico cirrotico rimanente. 

 

Sono diversi gli studi recenti, anche meta-analitici, che sembrano indicare una prognosi migliore in caso di ripresentazioni tumorali  de-novo, le quali possono avere un'ottimale risposta chirurgica a una redo surgery, misurata in termini di un significativo  incremento nella sopravvivenza complessiva e libera da malattia.

 

Su queste basi nasce la proposta di creare uno studio Italiano sul trattamento chirurgico e gli outcomes dell’epatocarcinoma. Tale studio, articolato in una fase retrospettiva (fase 1, dal 2007 al 2017) e in una fase prospettica (fase 2, on going), è il primo sforzo nazionale della comunità chirurgica epatologica di misurare ed analizzare gli effetti del più frequente trattamento dell'epatocarcinoma, cioè la chirurgia resettiva in tutte le sue forme. L’obiettivo è di raccogliere dati attraverso un database condiviso tra tutti i centri italiani che eseguono, come trattamento curativo di scelta, la resezione chirurgica, indipendentemente dal volume annuo. Tale studio sarà la prima fotografia nazionale dello stato dell'arte della chirurgia epatica per epatocarcinoma,  nonchè uno sforzo corale di raccontare le esperienze diffuse nel Paese, e di costruire risultati scientifici solidi e con un potere statistico e un impatto pubblico molto alto, nazionale ed internazionale, volto allo scopo di comprendere il meccanismo che regola la recidiva da HCC ed identificare il trattamento di scelta in questi pazienti.